AI Mode di Google: il motore di ricerca diventa un chatbot e riduce il traffico ai siti web

L’ultima innovazione di Big G promette una ricerca più conversazionale senza la necessità di cliccare sui siti. Il futuro a zero-click è già arrivato?

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📌 TAKE AWAYS

  • AI Mode di Google fornisce risposte complete e conversazionali, proprio come Gemini o ChatGPT, cambiando radicalmente l’esperienza di ricerca.
  • Se Google dà la risposta “pronta all’uso”, gli utenti cliccheranno sempre meno sui siti web. Questo significa un potenziale calo di traffico organico e, di conseguenza, un rischio per i guadagni di editori e aziende online.
  • Il futuro del web sarà sempre più “clickless”. Per sopravvivere, devi rendere il tuo sito “appetibile” per le IA di Google. Investi in SEO specialistici per adattare i tuoi contenuti e non sparire dai radar di AI Mode e AI Overviews.
AI Mode di Google trasforma la ricerca in un chatbot interattivo, fornendo risposte complete senza bisogno di cliccare sui siti web.
Questo potrebbe ridurre il traffico organico, mettendo a rischio i guadagni di editori e aziende online.

Quante volte ti assale il pensiero: “Funzionerà ‘sto benedetto sito? Mi porterà clienti? Riuscirò a vendere di più?”

E poi, puntualmente, ecco Google che cambia le carte in tavola, con un aggiornamento che sembra fatto apposta per rovinarti la giornata.

Un antico proverbio ebraico recita: “Quando un uomo pianifica, Dio ride”. Ecco, prova a sostituire la parola Dio con Google…

Perché diciamocelo chiaro e tondo: Big G è un po’ come un gigante capriccioso: basta un suo starnuto per gettare nel panico molti utenti (specie quelli più sprovveduti).

E l’ultimo “starnuto” si chiama AI Mode. Un nome che suona hi-tech e promettente, ma che per te, che hai investito tempo e denaro nel tuo sito, potrebbe tradursi in meno visite, meno contatti, meno fatturato. Insomma, una vera spina nel fianco per la tua attività online.

Ma calma e gesso. Cerchiamo di capire cosa sta succedendo.

Insieme faremo chiarezza, con parole semplici e dirette, senza tecnicismi inutili. Analizzeremo la situazione, vedremo cosa dice Google, e soprattutto, cercheremo di capire se le tue (e nostre) preoccupazioni sono giustificate e come puoi proteggere il tuo investimento online.

AI Mode spiegato facile: Google si fa chatbot (ancora di più)

Partiamo dalle basi. Google, il motore di ricerca che usiamo tutti i giorni, sta cambiando pelle. Non è una novità, certo. Ma questa volta la mutazione sembra più radicale.

Dopo averci abituato alle AI Overviews (preparati: stanno per arrivare anche in Italia!), quelle risposte sintetiche generate dall’IA che compaiono in cima ai risultati di ricerca, Google alza l’asticella e introduce AI Mode.

Immagina le AI Overviews, ma potenziate, steroidizzate, e con la capacità di sostenere una vera e propria conversazione.

In pratica, AI Mode è una nuova interfaccia di ricerca basata sull’intelligenza artificiale generativa, nello specifico sul modello Gemini 2.0. Per ora è in fase di test negli Stati Uniti, riservata agli abbonati Google One AI Premium, ma è chiaro che l’obiettivo è espanderla a tutti.

Come funziona?

Semplice. Invece di ottenere la classica pagina di risultati con una lista di link blu, con AI Mode puoi porre domande complesse, articolate, proprio come faresti con un chatbot come ChatGPT o Gemini per restare a Mountain View.

E Google ti risponderà con un testo ragionato, completo, che riassume informazioni provenienti da diverse fonti, citandole puntualmente. (Qui Big G spiega nel dettaglio il funzionamento, se sei curioso).

La vera novità, però, è la conversazione. Dopo la prima risposta, puoi continuare a interagire con AI Mode, fare domande di approfondimento, chiedere chiarimenti, proprio come se stessi chattando con un esperto sull’argomento. Google promette risposte più esaustive, più pertinenti e soprattutto, più “umane”.

E per farlo, AI Mode utilizza una tecnica chiamata “Query Fan-Out”. In soldoni, invece di cercare informazioni in modo lineare, AI Mode avvia contemporaneamente ricerche multiple su argomenti e fonti diverse, per poi assemblare il tutto in una risposta coerente e strutturata. Un po’ come se Google, invece di darti un solo libro, ti desse un riassunto perfetto di dieci libri sull’argomento, preparato da un assistente intelligentissimo.

Ma perché Google sta facendo tutto questo? La risposta è semplice: la concorrenza. ChatGPT, ha scombussolato il mercato dei motori di ricerca (i numeri di febbraio 2025 sono incredibili), dimostrando che c’è un modo diverso, più interattivo e “intelligente” di cercare informazioni online.

Per questo, Google, da leader indiscusso, non può permettersi di rimanere a guardare. AI Mode è la sua risposta, il suo tentativo di rimanere rilevante in un mondo in cui l’IA sta cambiando le regole del gioco. Un tentativo, diciamolo, un po’ tardivo, ma pur sempre un tentativo.

Test pratico: AI Mode è davvero così sensazionale?

Perfetto, ora che ti ho spiegato cos’è AI Mode, forse ti starai chiedendo: ma in pratica, come funziona?

Ecco il video di Big G che spiega come usarlo:

Ryan Haines giornalista di Android Authority, esperto di questioni digitali e IA, per esempio, l’ha provato e ne è rimasto folgorato.

Per metterlo alla prova, ha deciso di interrogare AI Mode su un argomento a lui totalmente estraneo: le tattiche per il calcio a 7, lui che mastica solo calcio a 11.

Apriti cielo! Digitando la sua domanda nella tab dedicata ad AI Mode, del tipo:

“Come differiscono le tattiche per il calcio a 7 rispetto all’11 contro 11 e quali formazioni funzionano meglio?”, ha ottenuto in pochi secondi una risposta dettagliatissima, strutturata in punti, con tanto di differenze tattiche rispetto al calcio tradizionale, formazioni consigliate e persino suggerimenti per gli allenamenti.

Il tutto pescato da ben 27 fonti diverse, citate puntualmente. E non solo: quando ha specificato che la sua squadra giocava a 7 e non a 5 come suggerito inizialmente dall’AI, Google ha prontamente riformulato la risposta, attingendo a 34 nuove fonti e fornendo consigli ancora più pertinenti.

Insomma, un’esperienza talmente positiva da far esclamare al nostro giornalista: “AI Mode è fantastico, anche se sta arrivando per prendersi il mio lavoro”. Un commento che, se sei un creatore di contenuti online, dovrebbe farti riflettere, e non poco. Ma non è finita qui.

Esperti SEO di fama internazionale, come Gianluca Fiorelli, Glenn Gabe e Aleyda Solís, hanno messo alla prova AI Mode, condividendo le loro prime impressioni.

Fiorelli, su LinkedIn, ha subito notato un problema di “memoria” un po’ bizzarro: dopo aver chiesto ad AI Mode consigli sulla pittura in miniatura e poi su cosa fare a Milano con figli adolescenti, tornando alla ricerca classica, Google sembrava “bloccato” sulla prima domanda, quasi avesse dimenticato il contesto successivo.

Un problema di usabilità non da poco, che potrebbe interrompere la fluidità della ricerca tra AI Mode e le classiche SERP.

Gabe, invece, sottolinea l’esperienza da “chatbot” di AI Mode, che effettivamente invoglia a fare domande di follow-up, proprio come se stessi chattando con Gemini o ChatGPT.

Anche Brodie Clark, autorevole commentatore di questioni digitali, conferma la presenza massiccia di citazioni e link, soprattutto in formato carosello su mobile, ma solleva il dubbio importante:

Con risposte così esaustive, quanti utenti sentiranno davvero il bisogno di cliccare sui link? Non credo, come ti dicevo anche io in questo articolo.

Il formato è molto testuale, ammette Gabe, ancora povero di elementi visivi come immagini o video, e sembra che AI Mode “tardi a rispondere” a domande YMYL (Your Money or Your Life), quelle delicate che riguardano finanza e salute.

Solís, dal canto suo, conferma in un suo editoriale, che AI Mode è più completo e strutturato delle AI Overviews, ma la sua visibilità è strettamente legata a queste ultime e al pulsante “Approfondisci in AI Mode”.

Evidenzia anche la presenza, a volte, di link blu ben visibili nelle risposte, un piccolo spiraglio per i publisher.

In sintesi? AI Mode sembra eccellere nelle query informative e fattuali, un po’ meno in quelle commerciali orientate al prodotto.

Ma un dato è inequivocabile: persino un ragazzo Gen Z, figlio di Glenn Gabe, abituato a ChatGPT e affini, è rimasto impressionato dalla capacità di AI Mode di risolvere un problema di chimica, giudicandolo persino superiore a ChatGPT nel generare tabelle.

Insomma, la potenza di fuoco di AI Mode è innegabile, ma le incognite sul futuro del traffico web restano, eccome.

“Scraping selvaggio” e zero click: perché editori e creator sono sulla difensiva

Ora veniamo al punto dolente. Se sei un publisher, se conti sul tuo sito per i ricavi della tua azienda, se sei un blogger o un creatore di contenuti, probabilmente hai già intuito il problema.

O forse, se sei meno avvezzo a certe dinamiche, starai pensando:

“Ma cosa c’è di male in tutto questo? A me sembra fantastico avere risposte più complete e precise!”

Certo, per l’utente medio, AI Mode potrebbe sembrare una manna dal cielo. Ma per chi vive di traffico web, per chi ha costruito un business online basato sulla visibilità sui motori di ricerca, AI Mode rischia di essere un vero e proprio terremoto.

Il nocciolo della questione è semplice: i click. Il pane quotidiano di ogni sito web. Ogni volta che un utente clicca su un link nella pagina dei risultati di Google, atterra sul tuo sito, legge i tuoi contenuti, magari si iscrive alla tua newsletter, magari compra i tuoi prodotti.

Questo è il flusso vitale del web, l’ecosistema che sorregge milioni di attività online. Le AI Overviews, presto anche in Italia, avevano già iniziato a erodere questo flusso, fornendo risposte dirette in SERP e riducendo la necessità di cliccare sui siti. Ma AI Mode potrebbe portare questa erosione a livelli critici.

Perché?

Immagina uno scenario tipico. Un utente cerca su Google “migliori ricette per il polpettone”.

Con la ricerca tradizionale, Google gli avrebbe mostrato una lista di siti di cucina, blog, magazine online, e l’utente avrebbe dovuto cliccare su diversi link per trovare la ricetta che fa per lui.

Con AI Mode, invece, Google potrebbe fornire direttamente una risposta dettagliata, con diverse varianti della ricetta, consigli, storia della ricetta negli anni, tutto in un unico blocco di testo, citando le fonti, certo, ma senza spingere l’utente a cliccare sui siti.

La risposta è già lì, completa, esaustiva. Perché mai l’utente dovrebbe cliccare altrove?

Ed è qui che scatta l’allarme tra gli editori. Mike Futia, esperto di digital marketing, per esempio ha espresso chiaramente le preoccupazioni della categoria, chiedendo direttamente a Robby Stein, VP of Product di Google Search:

Come pensate di placare le legittime preoccupazioni degli editori sul fatto che state prelevando senza permesso tutti i loro contenuti e state rimuovendo l’incentivo per gli utenti a cliccare sui loro siti?

Mike Futia

La parola chiave qui è “scraping”.

In pratica, i publisher temono che Google stia utilizzando i contenuti dei loro siti – spesso frutto di anni di lavoro, investimenti, creatività – per “nutrire” la sua IA, per generare risposte sempre più complete e accurate, senza però riconoscere il giusto valore a questi contenuti e, soprattutto, senza generare traffico di ritorno verso i siti stessi.

E non è solo una questione di traffico. È una questione di sostenibilità dell’intero ecosistema online, come ti dicevo qui.

Pensaci un attimo: se Google “succhia” valore dai contenuti del web per alimentare la sua IA, senza restituire un flusso di traffico adeguato, come faranno gli editori, soprattutto i siti indipendenti, a sopravvivere? Come potranno continuare a investire in contenuti di qualità, in giornalismo, in informazione, se la loro fonte di sostentamento viene erosa da un motore di ricerca sempre più “autonomo”?

Ma non solo. In uno scenario del genere i publisher non sono più incentivati a creare nuovi contenuti. Perché dovrebbero continuare a produrre nuove informazioni? Per beneficenza? Per addestrare gratis le IA?

A quel punto le IA utilizzeranno dati sempre meno aggiornati e l’offerta si impoverirà, la ricerca sarà sempre meno efficiente e improduttiva. Capisci la gravità delle conseguenze di tutto ciò?

Google promette “click facili” ma le polemiche su AI Overviews sono ancora fresche

Di fronte a queste preoccupazioni, Google ha provato a rassicurare.

Robby Stein ha risposto all’allarme lanciato da Futia, affermando che:

Il team si sta concentrando sul modo in cui rendere più facile fare click sui siti – sono in arrivo molti altri aggiornamenti dell’interfaccia utente che abbiamo mostrato nel nostro post di annuncio. È un aspetto che abbiamo sentito chiedere dagli utenti e che è alla base della costruzione dell’AI Mode. Inoltre, l’AI Mode risponderà a nuovi tipi di domande, consentirà alle persone di fare dei follow-up per esplorare diverse sfaccettature e, infine, creerà nuove opportunità di posizionamento per i siti.

Robby Stein

Belle parole, non c’è che dire. Ma se sei un editore web navigato, probabilmente avrai già sentito questo disco. Ricordi quando Google ha lanciato le AI Overviews?

Anche allora, le promesse erano simili:

“Le AI Overviews porteranno più click ai siti!”, dicevano a Mountain View.

La realtà, però, è stata ben diversa, come ti ho detto qui.

Studi di terze parti e dati empirici hanno dimostrato che il CTR (Click-Through Rate) delle AI Overviews è tutt’altro che entusiasmante, anzi, in molti casi è decisamente basso.

E la mancanza di dati specifici sulla Search Console di Google per tracciare le performance delle AI Overviews non ha fatto altro che alimentare la diffidenza.

La storia si ripete con AI Mode? Google promette “aggiornamenti dell’interfaccia utente” per rendere i click più “facili”. Ma cosa significa esattamente? Inseriranno pulsanti più grandi? Faranno lampeggiare i link come alberi di Natale? Difficile crederci.

E soprattutto, difficile fidarsi, dopo le promesse non mantenute sulle AI Overviews. C’è addirittura chi ha deciso di passare alle vie legali, come nel caso della causa di Chegg contro Google proprio per le AI Overviews, accusate di danneggiare il traffico web.

Certo, AI Mode cita le fonti, inserisce link. Ma quanti utenti, di fronte a una risposta così completa e dettagliata, si prenderanno la briga di cliccare su quei link? Soprattutto se la risposta di AI Mode è proprio quello che stavano cercando.

È un po’ come offrire un buffet a base di patatine, salatini e pizzette a un ospite affamato e poi chiedergli se ha ancora fame e vuole venire al ristorante km0 sotto casa. Le probabilità che accetti sono, diciamo, piuttosto basse.

Il futuro a zero-click è dietro l’angolo: ecco perché devi agire ora

La domanda a questo punto è:

Il web del futuro sarà un web “clickless”, in cui gli utenti troveranno tutte le risposte direttamente nei risultati di ricerca, senza bisogno di navigare tra i siti?

Non ho la sfera di cristallo. Ma una cosa posso dirtela per certo: potrai restare sul mercato e avere successo solo se il tuo sito “piacerà” ad AI Mode e ad AI Overviews!

Per far questo devi rivolgerti a professionisti SEO che sappiano orientarsi in un panorama così mutevole. I tuoi concorrenti lo stanno già facendo, per cui meglio fare in fretta!

Certo, AI Mode è in fase di test, Google potrebbe apportare modifiche, ascoltare i feedback degli editori, trovare un equilibrio tra le esigenze degli utenti… (sognare non è vietato, dai!).

Ma fidati di me, te lo dico per esperienza: meglio prepararsi a ogni evenienza e non contare su ripensamenti di Big G o dietrofront improvvisi.

Come imprenditori digitali, dobbiamo prepararci a un futuro in cui il traffico “organico” da Google potrebbe diventare sempre più volatile e incerto.

Dobbiamo diversificare le nostre fonti di traffico, investire in strategie di marketing alternative, costruire community fidelizzate, puntare sulla qualità dei contenuti e sull’esperienza utente, al di là del classico posizionamento su Google.

Se vuoi che il tuo sito sia visibile e non cada nell’oblio, anche all’epoca di AI Mode e AI Overviews, contatta la mia agenzia! Insieme lavoreremo affinché il tuo sito venga riconosciuto dalle IA come fonte autorevole.


AI Mode di Google e futuro a zero-click: Domande & Risposte

Cos’è AI Mode di Google e come funziona?

AI Mode è una nuova interfaccia di ricerca basata sull’intelligenza artificiale generativa, sviluppata da Google e alimentata dal modello Gemini 2.0. Permette di ottenere risposte più complete e conversazionali rispetto ai classici risultati di ricerca, simile a un chatbot. AI Mode può elaborare domande complesse, fornendo risposte strutturate e permettendo interazioni successive per approfondimenti.

Come AI Mode potrebbe ridurre il traffico ai siti web?

AI Mode fornisce risposte esaustive direttamente nei risultati di ricerca, riducendo la necessità di cliccare sui siti web per ottenere informazioni. Questo potrebbe portare a un calo del traffico organico per molti editori e aziende online, poiché gli utenti troveranno già tutto ciò di cui hanno bisogno senza visitare direttamente le fonti originali.

Cosa possono fare editori e aziende per adattarsi ad AI Mode?

Per continuare a essere visibili, editori e aziende devono ottimizzare i loro contenuti affinché siano considerati rilevanti dall’IA di Google. È essenziale investire in strategie SEO avanzate, creare contenuti autorevoli e puntare su canali di traffico diversificati per ridurre la dipendenza dal motore di ricerca.

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

11 commenti su “AI Mode di Google: il motore di ricerca diventa un chatbot e riduce il traffico ai siti web”

  1. Federica Serra

    Wow, davvero interessante! Spero solo che Google non ci lasci a bocca asciutta. Ho già avuto esperienze con AI che “rubano” contenuti. Se non stiamo attenti, finiremo per diventare invisibili! Che ne pensi, Roberto?

  2. Riccardo Villa

    Ma dai, Google che fa il chatbot? Non so se ridere o piangere. Ho già visto siti belli e utili sparire nel nulla. Speriamo solo che non diventi un’era di contenuti “usa e getta”! E voi, come la pensate?

  3. Simone Fabbri

    Cavolo, sembra che Google stia cercando di trasformarci in dinosauri! Ho sempre amato scoprire nuovi siti, ma ora con AI Mode potrei perdermi il gusto. Spero solo che i creatori di contenuti non finiscano in un mare di invisibilità! 😅

  4. Emanuele Valli

    Ma che casino! Anch’io ho paura che Google ci faccia sparire. Spero solo che non diventi tutto un copia-incolla!

  5. Paola Santini

    Ragazzi, è un vero casino! Ho già il mal di testa solo a pensare a come adattarmi. Una volta mi è successo di perdere visitatori per un cambiamento di algoritmo, e non vorrei riviverlo. Ma chi sa, magari sarà una sfida interessante!

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