Un esperimento condotto da Big G in otto paesi dell’Unione Europea – Italia inclusa – ha rivelato che le news hanno un impatto irrilevante sulle entrate pubblicitarie della piattaforma
📌 TAKE AWAYS
- L’esperimento condotto tra novembre 2024 e gennaio 2025 in otto paesi dell’UE ha rivelato che l’eliminazione delle news europee dai risultati di ricerca non ha comportato variazioni significative nelle entrate pubblicitarie di Google.
- In Italia, la rimozione delle notizie ha provocato un calo dello 0,70% nell’uso di Google Search, del 4,98% su Discover e un incremento dell’1,54% su Google News.
- Il test di Google si inserisce in un contesto teso con l’UE, che con il Digital Markets Act punta a limitare l’egemonia delle big tech per un mercato più concorrenziale.
Google ha condotto un esperimento in otto paesi europei, rimuovendo le news dai risultati di ricerca, e ha scoperto che l’impatto sulle entrate pubblicitarie è stato nullo.
Il test alimenta lo scontro con l’Unione Europea e i publisher, proprio mentre il Digital Markets Act prende di mira Big G.
Stamattina ho aperto la mia solita rassegna stampa online e sono rimasto di stucco.
La notizia, cruda e senza giri di parole, arriva direttamente da Mountain View:
l’essenza stessa dell’informazione europea, quel flusso costante di notizie che ci aggiorna quotidianamente, orienta le nostre decisioni e, innegabilmente, influenza anche il nostro comportamento d’acquisto online, ebbene, tutto questo, per Google, si traduce in un valore economico pari a zero.
Sì, hai letto bene. Zero.
Devo dirti che questa schiettezza, quasi brutale, mi ha fatto un certo effetto.
Ormai è evidente: il rapporto tra editori europei e il gigante della ricerca è ormai ai ferri corti, una guerra fredda pronta a esplodere in qualsiasi momento.
Ma andiamo con ordine, perché la vicenda è complessa e merita di essere analizzata con attenzione, soprattutto se, hai un sito web e ti affidi al posizionamento sui motori di ricerca per farti trovare dai clienti.
Per Google le notizie non sono poi così importanti
Il 18 marzo 2025, Google ha pubblicato i risultati di un report alquanto “controverso”.
L’azienda, per voce del suo Director of Economics, Paul Liu ha annunciato di aver condotto uno studio per capire quanto valesse davvero la presenza di contenuti giornalistici europei all’interno dei risultati di ricerca.
E come l’ha fatto?
Semplice, ma geniale nella sua spietatezza: ha tolto di mezzo le news europee per l’1% degli utenti in otto paesi dell’UE, Italia compresa, per un periodo di due mesi e mezzo, precisamente dal 14 novembre 2024 al 31 gennaio 2025.
Hai capito bene: sparite, puff, cancellate. Come se le notizie del Vecchio Continente fossero un optional, un soprammobile inutile nel salotto buono di Mountain View.
E il responso?
Preparati, perché qui arriva il bello (o il brutto, dipende dai punti di vista).
Secondo Google, l’eliminazione delle news europee non ha avuto “alcun impatto misurabile” sulle entrate pubblicitarie.
Hanno proprio scritto così: “nessun cambiamento nelle entrate pubblicitarie di ricerca”.
Come dire, “cari editori europei, cari giornalisti, cari operatori dell’informazione, vi abbiamo tolto di mezzo e… indovina un po’? I nostri conti non hanno fatto una piega!”.
Anzi, a voler essere pignoli, c’è stato un calo di utilizzo di Google “inferiore all’1%” (precisamente lo 0,8%), ma, udite udite, questo calo sarebbe dovuto a “query che generano entrate minime o nulle”.
Tradotto in parole povere:
la gente usa Google per le cose serie, tipo trovare un idraulico o prenotare un volo, non certo per leggere le notizie.
Le notizie? Roba da poco, insomma, un passatempo marginale che non incide minimamente sul business di Google.
Praticamente, come se avessero tolto un granello di sabbia da una spiaggia sterminata: impercettibile.
In Italia il trend è leggermente diverso…
L’esperimento, come detto, ha coinvolto otto paesi europei, tra cui il nostro.
E cosa è emerso nel dettaglio per quanto riguarda il Belpaese?
In Italia, durante il periodo dell’esperimento, si è registrato un calo dello 0,70% degli utenti attivi giornalieri (DAU) su Web Search (la ricerca web tradizionale), un calo più marcato del 4,98% su Discover (il feed di notizie personalizzato di Google) e, udite udite, un aumento, seppur non statisticamente significativo, del 1,54% su Google News.
Ora, fermiamoci un attimo a riflettere insieme.
Cosa ti dicono questi numeri, al di là della narrazione di Google?
Ti dicono che, anche in Italia, la gente usa Google meno quando mancano le notizie.
Certo, il calo non è catastrofico, ma c’è, ed è misurabile.
E soprattutto, il calo più significativo si registra su Discover, ovvero proprio quella piattaforma che Google spinge sempre di più, quella che dovrebbe essere il futuro della fruizione di contenuti online, quella che, guarda caso, è sempre più personalizzata e sempre meno legata alla ricerca “pura” di informazioni.
E poi c’è quel dato su Google News: un aumento di utenti, seppur lieve. Non sarà mica che, togliendo le news dalla ricerca “normale”, la gente le va a cercare direttamente su Google News, dimostrando, in realtà, che un interesse per l’informazione c’è eccome?
Magari i tuoi potenziali clienti, quelli che cercano i tuoi prodotti o servizi online, sono proprio tra quelli che usano Google per informarsi… E se tu dipendi dal traffico organico di Google, questo calo, seppur minimo, potrebbe avere un impatto sul tuo business, soprattutto nel lungo periodo.
Domande, ovviamente, che Google non si pone nel suo report…
Le notizie per Big G sembrano più un costo, non un valore.
A questo punto sorge naturale una domanda:
perché questo muro contro muro tra editori e Big G?
C’entra anche il DMA, la legge europea per la libera concorrenza nel mercato digitale, come ti spiegherò nel prossimo paragrafo…
L’Europa alza la voce contro Big G
La mossa di Big G contro i publisher non arriva in un momento casuale.
Devi sapere che l’Unione Europea sta stringendo le maglie attorno ai colossi del web con il Digital Markets Act (DMA), una legge che mira a garantire una maggiore concorrenza e a limitare il potere dei cosiddetti “gatekeeper”, tra cui, ovviamente, Google.
E infatti, proprio mentre Google diffondeva l’esito del suo esperimento, la Commissione Europea inviava ad Alphabet (la holding a cui fa capo Google) i risultati preliminari di un’indagine proprio sul rispetto del DMA.
E le conclusioni preliminari sono tutt’altro che positive.
La Commissione, infatti, contesta ad Alphabet due violazioni non da poco, mica quisquilie:
- auto-preferenza nella ricerca Google, secondo la Commissione, Google favorirebbe i propri servizi (come Google Shopping, Google Hotel, Google Flights, ecc.) all’interno dei risultati di ricerca, a discapito dei servizi offerti da terzi. In pratica, Google darebbe una spinta ai suoi prodotti, rendendoli più visibili e attraenti per gli utenti, penalizzando la concorrenza. Pensa al tuo sito e-commerce: magari ti fai un mazzo tanto per posizionarti, ma poi Google ti piazza davanti nei risultati di ricerca il suo Google Shopping, rendendo la tua vita un inferno;
- restrizioni allo “steering” su Google Play, la Commissione contesta a Google di impedire agli sviluppatori di app presenti sul Play Store di informare liberamente gli utenti su alternative di acquisto più economiche al di fuori dello store di Google. In altre parole, Google non permetterebbe agli sviluppatori di indirizzare i clienti verso offerte migliori presenti altrove, mantenendo così il monopolio sulle transazioni all’interno del suo ecosistema (ricordi il caso Epic Games?). Se hai un’app, sai quanto è importante poter comunicare direttamente con i tuoi utenti, indirizzandoli magari verso il tuo sito web o verso offerte speciali. Google, secondo l’UE, ti impedisce di farlo, chiudendoti in una gabbia dorata (ma sempre gabbia).
La nostra opinione iniziale è che Alphabet dia maggiore risalto e tratti i propri servizi, come shopping o viaggi, in modo più favorevole rispetto a servizi simili di terze parti. Oggi abbiamo anche riscontrato in via preliminare che Alphabet non ha permesso offerte e scelte libere per sviluppatori e utenti sul suo app store Google Play, nonostante sia tenuta a farlo in base al Digital Markets Act. Entrambe queste pratiche hanno un impatto negativo su molte imprese europee e non europee che si affidano a Ricerca Google o Google Play per raggiungere i propri utenti nell’UE.
Henna Virkkunen, Executive Vice-President for Tech Sovereignty, Security and Democracy
Parole dure, accuse pesanti, proprio mentre cerca di convincere l’Europa che le notizie non valgono nulla. Un tempismo, diciamocelo, quantomeno sospetto.
Faccio l’avvocato del diavolo:
non sarà mica che Google, con questo esperimento, sta cercando di fare pressione sull’UE, di dimostrare che può fare a meno dei contenuti editoriali europei e che, quindi, non ha intenzione di pagare un euro per i diritti connessi al copyright, come previsto dalla Direttiva europea sul diritto d’autore?
Sembra quasi una partita a poker, dove Google bluffa spudoratamente, sperando di spaventare l’avversario europeo. Ma l’UE, stavolta, sembra avere una mano vincente, e non ha intenzione di farsi intimidire.
Ma come ha risposto Big G alle accuse dell’Europa?
Oliver Bethell, figura di spicco di Google in qualità di Head of Competition, Regulatory Engagement & Advisory, è stato molto critico su LinkedIn.
Bethell pone l’accento sugli effetti negativi concreti e misurabili che queste regole starebbero generando per gli utenti e le aziende del continente.
Cita dati allarmanti come l’aumento del 50% delle ricerche necessarie agli utenti europei per trovare servizi di base come hotel, ristoranti e prodotti, denunciando un calo tangibile della qualità dei servizi online, confermato anche dalle lamentele degli utenti riguardo al peggioramento dei risultati delle mappe su Google Search.
Ma non solo la qualità è a rischio: Bethell evidenzia come aziende europee chiave, come hotel e compagnie aeree, stiano perdendo fino al 30% del traffico da Google, con il conseguente rischio di aumento dei prezzi.
Un beneficio che, secondo Bethell, si concentra nelle mani di “grandi intermediari” che impongono commissioni esose ai commercianti.
E a questo quadro già critico, Bethell aggiunge un ulteriore elemento di allarme: i “rischi emergenti” per la cybersecurity. Secondo la sua analisi, le nuove normative europee starebbero esponendo i cittadini europei a un aumentato pericolo di hacking e malware, minando la sicurezza informatica complessiva dell’Europa.
In sintesi, la visione di Google è netta: il DMA, pur con nobili intenti, starebbe producendo effetti collaterali gravi e non voluti, peggiorando l’esperienza utente, danneggiando il tessuto imprenditoriale europeo, favorendo dinamiche di mercato distorte e, non ultimo, aumentando i rischi per la sicurezza online dei cittadini europei.
Un quadro decisamente fosco, che Big G contrappone all’obiettivo dichiarato di promuovere innovazione e competitività in Europa. Eh sì, sono lontani i tempi in cui il gigante di Mountain View organizzava eventi per ascoltare i publisher scontenti…
Fin qui ti ho parlato del contrasto tra Europa e Google.
Ma vediamo meglio a che punto è il rapporto tra publisher e Big G…
La guerra fredda tra Google e gli editori europei si fa… incandescente!
Molti publisher, come sai, accusano Big G di utilizzare i loro contenuti per le AI Overviews e per addestrare le IA, senza corrispondere loro alcunché. A questo proposito ti consiglio il bell’articolo di David Buttle su Press Gazette.
Come ti ho scritto qui, vari editori del Vecchio Continente si battono per un equo compenso per l’utilizzo dei loro contenuti online da parte di Google, una battaglia culminata nella Direttiva Europea sul Diritto d’Autore.
Ora, con l’irruzione dell’intelligenza artificiale generativa, la tensione è alle stelle come riporta bene il New York Times. Anche se, per completezza di informazione, devo dirti che l’impatto di AI Overviews sul traffico dei siti non è ancora sicuro e oggettivo.
Liz Reid, la responsabile della Ricerca Google, sta guidando una trasformazione radicale del motore di ricerca, con l’obiettivo dichiarato di rendere Google “più utile” per l’utente.
Peccato che questa “utilità” si traduca, per alcuni, in un drastico calo di traffico per i siti di news e per tutti i creatori di contenuti online.
Le nuove AI Overviews di Google, infatti, come ti ho scritto anche qui, offrono risposte immediate e sintetiche alle domande degli utenti, rischiando di sottrarre il click ai siti web che quelle informazioni le hanno prodotte.
Come ha candidamente ammesso un ex dirigente di Google a Bloomberg, “dare traffico ai siti dei publisher è un male necessario” per Google, il cui vero scopo è trattenere l’utente il più possibile all’interno del proprio ecosistema.
Perché se Google decide unilateralmente cosa è “traffico di alta qualità” e come distribuirlo, il rischio concreto è che tu, editore o creatore di contenuti, venga marginalizzato, escluso dal gioco, con conseguenze dirette sulla tua visibilità online e, soprattutto, sui tuoi guadagni.
E in questo scenario di crescente incertezza, affidarsi a esperti SEO che conoscano a fondo le dinamiche tra Google e editori, diventa per te non più un’opzione, ma una necessità vitale per la sopravvivenza del tuo business online.
La SEO: la soluzione per essere visibili in un futuro a zero-click
In questo articolo ti ho spiegato come Google, con un esperimento che ha fatto scalpore, ha dichiarato che le notizie europee non valgono nulla per le sue tasche.
Ti ho guidato attraverso i dati di questo studio, mostrandoti cosa è successo in Italia e perché questa affermazione ha infiammato lo scontro già in corso con l’Europa e gli editori, specialmente alla luce del Digital Markets Act.
Ecco perché, in un contesto del genere, è sempre più indispensabile una strategia SEO solida e aggiornata per la visibilità e il successo del tuo business online.
Se ti addormenti, rischi di svegliarti in un mondo digitale completamente diverso, in cui il tuo sito web è più invisibile del fantasma Casper!
Devi essere pronto ad adattarti a un mondo in cui l’informazione, almeno quella tradizionale, potrebbe avere un peso sempre minore all’interno di Google.
Ma attenzione, non fraintendermi. Non sto dicendo che le notizie non contano più, o che l’informazione di qualità non ha valore. Anzi, tutt’altro.
Sto dicendo che devi essere più furbo, più strategico, più bravo a farti trovare dai tuoi clienti, in un contesto sempre più dominato da Google, dalle sue panoramiche AI e dai motori di ricerca IA.
Dota il tuo business online di una strategia SEO, i tuoi competitor lo stanno già facendo. Se vuoi sapere come muoverti, rivolgiti alla mia agenzia.
Google scopre che l’informazione europea vale ben poco (per le sue casse): Domande & Risposte
Cosa ha rivelato l’esperimento di Google sulle news europee?
Google ha condotto un test in otto paesi dell’Unione Europea, rimuovendo le notizie europee per l’1% degli utenti tra novembre 2024 e gennaio 2025. Il risultato? Nessun impatto misurabile sulle entrate pubblicitarie. Secondo Big G, l’informazione europea non contribuisce in modo rilevante al suo business.
Qual è stato l’impatto in Italia quando Google ha rimosso le notizie?
In Italia si è registrato un calo dello 0,70% su Google Search e del 4,98% su Discover, mentre Google News ha visto un leggero aumento dell’1,54%. Dati che mostrano come l’interesse per le news non sia nullo, soprattutto su piattaforme più orientate all’informazione.
Perché Google ha fatto questo test proprio ora?
Il test arriva nel pieno dell’entrata in vigore del Digital Markets Act, con cui l’UE vuole limitare il potere dei colossi digitali. Alcuni analisti vedono nel gesto di Google un modo per dimostrare che può fare a meno dei contenuti editoriali europei e quindi sottrarsi alle richieste economiche previste dalla Direttiva sul copyright.
Ma dai, che schiaffo! 🤦♂️ È incredibile pensare che le notizie per Google siano solo un optional. Eppure, anch’io sento la mancanza di trovare buone notizie su Discover. Vi capita mai di cercare notizie e tornare a mani vuote?
Ma che colpo! 😳 È surreale pensare che le notizie siano considerate così poco da Google. Anch’io mi sono accorto che quando mancano le news, uso meno Discover. Sarà che ci piace sempre un po’ di gossip? 🤷♂️
Che schifo totale! 😒
Ma che figata! 😂 Questo esperimento di Google è un po’ come dire “le notizie? Chi se ne frega!”
“Notizie? Chi se ne frega! 🤷♂️”
“Wow, sembra che Google ci sottovaluti proprio!”
“Ma che schifo, davvero! E io che cercavo notizie!”
“Assurdo, ma non mi sorprende. Google pensa solo ai soldi!”
“Ma che tristezza!”
“Ma quindi le news sono solo un optional per Google?”
“Zero valore, che tristezza!”
“È strano pensare che le notizie non contano!”
“Ma che schifo!”
Ma dai, è pazzesco! 😲 A me le notizie su Google servono per capire cosa succede nel mondo. Se le tolgono, mi sento un po’ perso. Come se stessero dicendo che l’informazione non conta! Che ne pensi, Roberto?
“Già, senza news ci si sente persi!”
“Crazy, sembra che Google ci consideri solo degli utenti!”
Ma dai, che roba! 😅 A me le notizie servono per rimanere aggiornato. Se Google le vede così poco importanti, mi chiedo come faremo a trovare informazioni di qualità. Chissà come reagiranno gli editori a tutto questo!
È incredibile! 😱 Senza notizie, mi sento un po’ perso. Google sembra non capire l’importanza dell’informazione! Che ne pensi?
“Ma dai, senza notizie mi sento un po’ perso! 🤷♂️”