Il traffico da fonti IA è cresciuto del 1200% nel febbraio 2025, ma le conversioni diminuiscono

Un’indagine del Tow Center mostra che le IA spesso inventano fonti minando la credibilità delle informazioni online. Ecco perché tutto ciò ti riguarda da vicino…

Premi play e ascolta l’articolo in breve

📌 TAKE AWAYS

  • Il traffico proveniente da fonti IA è aumentato del 1200% tra luglio 2024 e febbraio 2025, con picchi del 1950% durante eventi di shopping online come il Cyber Monday. Tuttavia, i dati di Adobe evidenziano che la probabilità di conversione è inferiore del 9% rispetto alla ricerca tradizionale.
  • Secondo uno studio di BrightEdge, solo lo 0,5% delle citazioni IA rimanda alla homepage, mentre l’82% dei riferimenti riguarda pagine più profonde del sito. Nell’era delle AI Overviews, ogni pagina può essere una porta d’ingresso per nuovi visitatori.
  • Un’indagine del Tow Center for Digital Journalism ha dimostrato che i chatbot IA spesso inventano fonti o citano link inesistenti, aumentando il rischio di disinformazione.
Il traffico web da fonti IA è cresciuto del 1200% a febbraio 2025, ma ha un tasso di conversione inferiore del 9% rispetto alla ricerca tradizionale.
Inoltre, le AI Overviews privilegiano le pagine interne dei siti rispetto alle homepage, mentre i chatbot spesso citano fonti inesistenti, minando la credibilità delle informazioni online. Oggi più che mai, se vuoi restare visibile, devi ottimizzare (bene) il tuo sito anche per i motori di ricerca IA.

Quando hai sentito parlare per la prima volta di intelligenza artificiale applicata ai motori di ricerca, forse hai pensato: “Ottimo, un gadget in più”. Magari ti sei immaginato un chatbot simpatico che risponde alle domande dei tuoi clienti e niente di più.

Forse hai anche pensato che, in fondo, le cose non sarebbero cambiate poi tanto per te, per il tuo sito web, per il tuo business online. Beh, se è così, mi spiace dirtelo, ma ti sbagliavi.

Perché vedi, l’intelligenza artificiale generativa non è solo un’evoluzione dei motori di ricerca tradizionali, è un cambiamento epocale. E se non ti affidi a strategie SEO realmente efficaci, il tuo sito, il tuo brand, la tua visibilità rischiano di scomparire in un buco nero.

Partiamo da qui. Da quello che sta cambiando.

Le “deep pages” sono le nuove homepage?

Hai presente la tua homepage? Quella che consideri la vetrina principale del tuo brand?

Secondo una recente ricerca della piattaforma SEO BrightEdge, pubblicata da Search Engine Land, nell’era delle “AI Overviews” di Google, solo lo 0,5% delle citazioni rimanda alla homepage. Una miseria.

Ma allora da dove arrivano le citazioni di AI Overviews?

Per l’82% da “deep pages”, ovvero pagine del tuo sito che si trovano a due o più click dalla homepage, contenuti specialistici, articoli di blog, schede prodotto dettagliate, guide approfondite.

dati di AI Overviews, fonte BrightEdge 19 marzo 2025

Capisci l’impatto di questa statistica?

Per anni, la homepage è stata considerata da tanti la pagina più importante, quella da ottimizzare al massimo, quella su cui concentrare tutti gli sforzi SEO.

E certo, continua ad avere la sua importanza, ma nell’era dell’IA generativa, ogni pagina del tuo sito diventa potenzialmente una “homepage”. Ogni contenuto, anche quello più nascosto, può essere la porta d’ingresso per un nuovo cliente, la prima interazione con il tuo brand.

Jim Yu, fondatore di BrightEdge, lo spiega in modo molto chiaro:

Nell’era della ricerca basata sull’intelligenza artificiale, il successo non sta nell’ottimizzare l’ultima novità, ma nel rafforzare l’intera base del tuo sito e dei tuoi contenuti. Quando gli algoritmi e l’IA cercano la verità, non si limitano a sbirciare dalla porta principale, esplorano ogni stanza della tua casa digitale, alla ricerca delle gemme nascoste di competenza che rendono i tuoi contenuti degni di essere citati.

Jim Yu

Jim Yu su LinkedIn 20 marzo 2025

Quindi, se pensavi di cavartela con una homepage scintillante e qualche pagina di servizio, è ora di cambiare strategia, anche perché AI Overviews sta arrivando pure da noi in Italia.

Devi curare ogni singolo contenuto del tuo sito, renderlo preciso, approfondito, aggiornato, perché non sai mai quale pagina attirerà l’attenzione dell’intelligenza artificiale e, di conseguenza, dei tuoi potenziali clienti.

E per farlo, devi rivolgerti a un’agenzia SEO competente con esperienza.

Non c’è spazio per l’improvvisazione.

L’identikit del cliente “IA”: più engagement, meno conversioni?

L’IA non sta solo cambiando il modo in cui i motori di ricerca trovano e citano i tuoi contenuti, ma anche il comportamento degli utenti, i tuoi potenziali clienti. E qui, preparati a un quadro a luci e ombre, come un bel film in bianco e nero.

Un recente studio di Adobe, basato sull’analisi di oltre 1 trilione di visite a siti retail statunitensi e su un sondaggio condotto su 5.000 consumatori americani, ha messo in luce un fenomeno sorprendente: l’utilizzo dell’IA generativa per lo shopping online è in piena esplosione.

Durante le festività natalizie del 2024, il traffico verso i siti di vendita al dettaglio provenienti da fonti IA ha registrato un incremento del 1300% rispetto all’anno precedente, con picchi del 1950% nel Cyber Monday.

E non pensare che sia stata solo una fiammata natalizia, perché il trend è continuato anche nel febbraio 2025, con un aumento del 1200% rispetto a luglio 2024. Numeri da capogiro, non c’è che dire.

E chi sono questi utenti “AI-driven”? Secondo il sondaggio di Adobe, sono consumatori che usano la IA soprattutto per ricerca di informazioni (55%), consigli sui prodotti (47%), caccia alle offerte (43%), idee regalo (35%), prodotti unici (35%) e per creare liste della spesa (33%). Insomma, un vero e proprio “personal shopper” digitale a portata di click.

Ma veniamo al punto che ti interessa di più: cosa succede quando questi utenti “AI-muniti” atterrano sul tuo sito web?

Rispetto al traffico “tradizionale” (proveniente da ricerca organica, paid search, email, social media e affiliazioni), gli utenti IA sono più “ingaggiati”: passano l’8% di tempo in più sul sito, visitano il 12% di pagine in più per sessione e hanno un bounce rate inferiore del 23%.

In pratica, sono più curiosi, più interessati a esplorare, a navigare tra le tue pagine.

ricerca Adobe 17 marzo 2025
Adobe Blog

Ma ecco la nota dolente: convertono meno.

Secondo Adobe, il traffico proveniente da fonti IA ha una probabilità di conversione inferiore del 9% rispetto al traffico tradizionale. Nove percento in meno, hai capito? Non è poco.

Se leggi il mio blog questa non è una novità, ti avevo già parlato di questo rischio

E non finisce qui.

Adobe ha analizzato anche settori specifici, come il turismo e i servizi finanziari.

ricerca Adobe 17 marzo 2025
Adobe Blog

Nel settore travel, il traffico IA verso siti di hotel e viaggi è aumentato del 1700% a febbraio 2025 rispetto a luglio 2024, con un calo del bounce rate del 45% una volta atterrati sul sito.

Nel settore finanziario, l’aumento del traffico IA verso siti bancari è stato del 1200%, sempre a febbraio 2025 rispetto a luglio 2024, con un aumento del tempo di navigazione del 45%.

Insomma, il quadro è complesso. Il traffico AI è in crescita esponenziale, è più “ingaggiato”, ma per ora sembra convertire meno.

grafico su dati Adobe blog 17 marzo 2025

È come per quegli attori che hanno milioni di follower su Instagram, poi fanno uno spettacolo a teatro e non ci vanno manco i familiari più stretti.

Dovrai quindi capire come intercettare questi utenti “curiosi”, come guidarli verso la conversione, come trasformare il loro engagement virtuale in profitto reale. Una sfida non da poco, vero?

Ryan Law di Ahrefs, esperto di motori di ricerca, a questo proposito, ci mette in guardia:

Le AI search engines offrono nuove possibilità, ma non sono ancora in grado di sostituire completamente i motori di ricerca tradizionali. Google e Bing dominano ancora nelle ricerche commerciali, locali e per immagini, mentre strumenti come ChatGPT e Perplexity brillano su ricerche più specifiche e testuali.

Ryan Law

Quindi non farti prendere dall’entusiasmo (o dal panico) eccessivo.

Il traffico IA è in crescita (pensa ai numeri di ChatGPT di febbraio 2025), è vero, ma non è detto che si traduca automaticamente in un aumento delle vendite.

Insomma, le IA sono davvero croce e delizia, come vedrai tra poco…

Quando l’IA “mente” e cita fonti a casaccio

E veniamo a un altro vero e proprio tallone d’Achille dei motori di ricerca IA: la citazione delle fonti.

Perché se è vero che l’IA generativa è bravissima a “riassumere” e “rispondere” alle domande, quando si tratta di verificare l’accuratezza delle informazioni e risalire alle fonti originali, beh, diciamo che c’è ancora parecchio lavoro da fare.

Un articolo del Columbia Journalism Review, basato su uno studio del Tow Center for Digital Journalism, ha messo alla prova otto motori di ricerca basati su IA, e i risultati sono tutt’altro che rassicuranti.

ricerca Tow Center for Digital Journalism, fonte Columbia Journalism Review 6 marzo 2025
Columbia Journalism Review

I chatbot sbagliano spesso a citare le fonti giornalistiche, forniscono risposte errate o inventate piuttosto che ammettere di non sapere, e in molti casi se ne fregano bellamente del Robot Exclusion Protocol, ovvero delle indicazioni dei siti web su quali contenuti possono o non possono essere “crawllati” (analizzati) dai bot.

Pensa un po’: tu, editore online, magari hai deciso di bloccare l’accesso ai tuoi contenuti a un certo chatbot AI, perché non vuoi che li utilizzi senza citarti o senza pagarti.

E cosa fa il chatbot?

Ignora le tue direttive e ti cita lo stesso, magari linkando una versione “tarocca” del tuo articolo, o peggio ancora, inventandosi di sana pianta il link alla fonte.

Assurdo, vero?

E non è finita qui.

Perché lo studio del Tow Center ha anche scoperto che i chatbot “premium”, quelli a pagamento, spesso sbagliano ancora di più rispetto alle versioni gratuite. In pratica, paghi per avere risposte sbagliate, ma presentate con una tale sicurezza da sembrare vere.

Geniale, no?

ricerca Tow Center for Digital Journalism, fonte Columbia Journalism Review 6 marzo 2025
Columbia Journalism Review

Klaudia Jaźwińska e Aisvarya Chandrasekar, autrici dell’articolo del CJR, non usano mezzi termini:

I risultati dei nostri test provano che i chatbot sono generalmente incapaci di rifiutarsi di rispondere a domande a cui non possono rispondere accuratamente, offrendo invece risposte errate o speculative. I chatbot premium hanno fornito risposte errate con maggiore sicurezza rispetto alle loro controparti gratuite.

Klaudia Jaźwińska e Aisvarya Chandrasekar

ricerca Tow Center for Digital Journalism, fonte Columbia Journalism Review 6 marzo 2025
Columbia Journalism Review

E tu cosa c’entri con tutto questo? C’entri eccome.

Perché se i motori di ricerca IA citano fonti sbagliate, se si inventano link, se non rispettano le direttive dei siti web, la fiducia degli utenti nei confronti di questi strumenti rischia di vacillare. E se gli utenti non si fidano, se percepiscono l’IA come una fonte di informazioni inaffidabile, rischiano di tornare ai “vecchi” motori di ricerca, a Google, a Bing e compagnia…

GEO: la nuova frontiera della SEO (o forse no?)

Ma allora, cosa dobbiamo fare?

La SEO tradizionale è un fossile che ha perso la sua rilevanza?

Dobbiamo imparare a “parlare” con le intelligenze artificiali, a “sedurle” con i nostri contenuti, a farci citare nelle loro risposte?

Christina Adame, su Search Engine Land, parla di Generative Engine Optimization (GEO), una sorta di evoluzione della SEO tradizionale, pensata appositamente per l’era dell’IA generativa.

L’idea di base è che non basta più “rankare” in alto nei risultati di ricerca, bisogna essere presenti e visibili anche nei modelli IA generativi.

Bisogna dunque ottimizzare la propria “retrievability”, ovvero la capacità dell’IA di trovare, interpretare e citare le informazioni sul tuo brand.

Secondo Adame, bisogna essere presenti nei “luoghi” dove l’IA va a cercare informazioni (siti autorevoli, database di conoscenza, conversazioni online), bisogna essere riconosciuti come fonti credibili ed esperte nel proprio settore, e bisogna rendere i propri contenuti facilmente accessibili e comprensibili per le intelligenze artificiali.

Ma attenzione, non farti abbagliare dalle sirene del GEO.

I motori di ricerca IA sono promettenti, ma non sono ancora pronti a sostituire completamente i motori di ricerca tradizionali. E soprattutto, non è detto che la GEO sia la “bacchetta magica” che risolverà tutti i tuoi problemi di visibilità online.

Probabilmente, il futuro sarà un mix tra SEO tradizionale e GEO, un’integrazione sempre più stretta tra motori di ricerca “classici” e intelligenza artificiale.

Dovrai quindi rivolgerti a un consulente SEO che sappia gestire entrambe le dimensioni, che non trascuri l’ottimizzazione per Google e Bing, ma allo stesso tempo pronta per il mondo dell’IA generativa.

Sì, perché è vitale che la tua attività sia visibile anche su ChatGPT, Perplexity, Gemini e soci…

La scelta è tua. Ma il tempo stringe.

Contatta la mia agenzia e insieme vedremo come assicurare al tuo business la visibilità che merita.


Il traffico da fonti IA è cresciuto nel febbraio 2025: Domande & Risposte

Perché il traffico da fonti IA è aumentato del 1200% ma converte meno?

Secondo uno studio di Adobe, il traffico proveniente da fonti IA è in crescita esponenziale, ma la probabilità di conversione è inferiore del 9% rispetto alla ricerca tradizionale. Gli utenti AI esplorano più pagine e passano più tempo sul sito, ma sono meno propensi ad acquistare.

Come stanno cambiando le homepage nell’era dell’IA generativa?

Secondo uno studio di BrightEdge, solo lo 0,5% delle citazioni nelle AI Overviews di Google rimanda alla homepage, mentre l’82% fa riferimento a pagine più profonde del sito. Questo significa che ogni pagina può diventare un punto di ingresso per gli utenti, rendendo necessaria una diversa strategia di ottimizzazione.

Perché i motori di ricerca basati su IA spesso citano fonti sbagliate?

Un’indagine del Tow Center for Digital Journalism ha evidenziato che i chatbot IA tendono a inventare fonti o citare link inesistenti. Inoltre, le versioni premium di questi strumenti spesso forniscono risposte errate con maggiore sicurezza rispetto alle versioni gratuite, mettendo a rischio la credibilità delle informazioni online.

Roberto Serra

Mi chiamo Roberto Serra e sono un digital marketer con una forte passione per la SEO: Mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca, strategia digitale e creazione di contenuti.

6 commenti su “Il traffico da fonti IA è cresciuto del 1200% nel febbraio 2025, ma le conversioni diminuiscono”

  1. Cavolo, è tutto un bel pasticcio, eh? Io ho notato che anche le mie pagine secondarie ricevono più traffico, ma non riesco a capire come convertire quei visitatori. Qualcuno ha qualche strategia da condividere?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ricevi i migliori aggiornamenti di settore